L’ufficio è il luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Spesso però condizioni di lavoro inadeguate possono compromettere il nostro benessere. Quali sono i principali fattori di rischio e in che modo difendersi, dalle misure normative da far rispettare agli interventi che ognuno può mettere in atto per combattere il mal d’ufficio e creare un ambiente lavorativo più stimolante e produttivo.

1 – Fai effettuare un’indagine preliminare di tutta l’area di lavoro e raccogli i pareri dei lavoratori per rilevare eventuali problemi o necessità connesse all’ambiente di lavoro. Costo indicativo: qualche migliaio di euro per una consulenza esterna.

2 – Assicurati che vi sia il ricambio sufficiente di aria e qualora vi sia un impianto di ventilazione consulta un tecnico per verificare la conformità. Costo indicativo: 200 euro per un sopralluogo del tecnico.

3 – Evita di collocare stampanti laser, fax e fotocopiatrici in luoghi chiusi e poco aerati e dota le loro prese d’aria di filtri per la cattura delle polveri sottili. Costo indicativo: da 20 a 35 euro. Preferiamo quelli garantiti un anno o per 70.000 stampe.

4 – Dota le postazioni di scrivania e sedia ergonomici e di un videoterminale che risponda alle esigenze di vista del lavoratore. Costo indicativo: 400-600 euro.

5 – Crea un ambiente di lavoro confortevole, con piante e oggetti che consentano di migliorare il benessere soprattutto psichico di chi vi trascorre molte ore. Costo indicativo: da poche decine di euro ad alcune centinaia, a seconda dei gusti.

6 – Esegui giornalmente esercizi per distendere le zone cervicali, dorsali e lombari, riattivare la circolazione e riposare la vista. Costo indicativo: nullo.

Almeno otto ore al giorno della nostra vita trascorrono negli ambienti di lavoro.

Perciò, ciò che ci succede in queste otto ore può condizionare la nostra vita, specie se lavoriamo in ambienti nocivi o poco confortevoli. Molto è conosciuto della nocività del lavoro dei cosiddetti ‘colletti blu’; meno note sono le condizioni di lavoro dei ‘colletti bianchi’ cioè dei lavoratori del terziario, che passano le loro giornate in ufficio. Eppure, anche questi ambienti possono avere una influenza negativa sulla nostra salute.

Qui di seguito perciò illustreremo i fattori nocivi dei locali di ufficio e le possibilità che abbiamo di difenderci.

Per far valere i nostri diritti, occorre conoscere le leggi che ci tutelano; la principale norma che riguarda gli ambienti di lavoro è il Decreto Legislativo 9 aprile 2008 N. 81.

La norma impone al datore di lavoro di effettuare una valutazione dei rischi lavorativi, ivi compresi quelli legati all’ufficio. La valutazione dovrebbe riguardare, a nostro avviso, i seguenti argomenti:

• locali di lavoro
• videoterminali
• organizzazione del lavoro

Locali di lavoro

E’ vietato adibire al lavoro locali seminterrati o interrati. Tre metri è l’altezza che devono avere (per gli uffici se ne tollerano 2,70).

Nel caso siano presenti persone disabili, bagni e ascensori vanno adeguati e vanno realizzate passerelle apposite per le carrozzine. Percorsi e corridoi debbono essere privi di ostacoli per facilitare i non vedenti. Vanno inoltre previste e indicate uscite di emergenza dotate di maniglie antipatico e in numero adeguato al numero di persone presenti nei locali, compresi i visitatori.

Se è presente un impianto di condizionamento, i parametri di ventilazione, ricambi di aria ambiente, temperatura, umidità debbono rispettare la norma UNI 10339.

L’illuminazione dei locali deve essere naturale (finestre con superficie di almeno un decimo del pavimento) e conforme alla norma UNI 10380.

Videoterminali

L’intero titolo VII del DL 81 è dedicato alle attrezzature munite di videoterminale. I rischi considerati sono quelli legati all’affaticamento visivo, alle condizioni di illuminazione e all’ergonomia delle postazioni di lavoro.

In sintesi, gli addetti a videoterminale hanno diritto a visita oculistica preventiva e a correzione dei difetti visivi; il posto di lavoro deve possedere requisiti ergonomici per sedili ed eventuali poggiapiedi, la luce deve provenire da sinistra (eccetto per i mancini) e non essere diretta, per evitare i riflessi sullo schermo. Ogni centoventi minuti di lavoro a video si ha diritto ad una pausa di 15 minuti.

Organizzazione del lavoro

L’articolo 28 del DL81 rende obbligatoria la valutazione dello stress correlato al lavoro e delle sue conseguenze possibili in termine di salute mentale. Occorre perciò valutare l’organizzazione del lavoro, e persino la specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro.

Sono reperibili diversi modelli di indagine, predisposti da strutture pubbliche e private, in genere basati su questionari da somministrare ai lavoratori, per ottemperare a questo specifico obbligo di legge. In realtà, come è facile immaginare, questa norma è ampiamente disattesa, visti i legami stretti che ha con la struttura di potere interna ai luoghi di lavoro. Per esempio, un fattore di stress arcinoto è costituito dai contratti di lavoro precari, a progetto o simili, ma è ovviamente difficile pensare ad interventi volti ad eliminare questo rischio.

Mal d’ufficio

Un cenno a parte merita un particolare fattore di rischio, legato agli edifici, e noto a livello internazionale col nome inglese di Sick building Syndrome (SBS o sindrome degli edifici malati).

In particolari situazioni, caratterizzate dall’assenza di ricambio d’aria naturale, da impianti di condizionamento inadeguati e da fattori di rischio chimico causati dalle strutture, dagli arredi o dall’affollamento, l’edificio stesso diventa causa di malattia, o comunque di malessere. Spesso i sintomi si limitano a generici disturbi come stanchezza eccessiva, cefalee, pruriti, irritazione. In qualche caso specifico i disturbi hanno raggiunto una tale intensità fra la maggior parte dei lavoratori, da costringere all’abbandono dell’edificio e al suo abbattimento.

In questi casi va valutata frequenza e intensità dei disturbi, in genere con un apposito questionario (quello più collaudato è stato messo a punto dall’Università di Orebro). Il costo dell’indagine non è eccessivo, ma può diventare molto oneroso l’intervento per eliminare i disturbi, perché può comportare adeguamenti dell’impianto di condizionamento, modifica dei pavimenti, cambio dei mobili, specie se costruiti con truciolati, modifica dei posti di lavoro e sostituzione di alcuni apparecchi, ad esempio fotocopiatrici ed eliografi.

Fortunatamente, nella maggioranza dei casi, si possono migliorare le condizioni di lavoro con interventi minimi e poco costosi. Prima di tutto, prestando attenzione a posizionare correttamente le apparecchiature per l’ufficio che utilizzano toner. Stampanti laser, fax e fotocopiatrici durante i processi di stampa emettono, infatti, polveri sottili che possono nuocere alla salute, provocando emicranie, irritazioni della pelle, bruciore agli occhi, asma e alla lunga anche disturbi all’apparato respiratorio. Meglio evitare che siano collocati in luoghi chiusi, che non si possano facilmente aerare, e fare sempre attenzione, se si usano piccole laser da tavolo, che il flusso di aerazione non sia diretto sulla persona. Per proteggere la nostra salute, si possono applicare sulle prese d’aria filtri appositi per la cattura delle polveri: i più performanti garantiscono di trattenere oltre il 90% delle micro particelle, senza danneggiare l’apparecchio o compromettere la qualità di stampa.

Altri utili accorgimenti: ricorrere a piante ornamentali, specie se capaci di assorbire polvere e fumi, dotare le singole postazioni di lavoro della possibilità di controllare il flusso dell’aria condizionata e la temperatura, adottare umidificatori, eliminare i fan-coil. E anche fare qualche esercizio. Semplici esercizi di ginnastica oculare (alcuni descritti sul sito INAIL, ad esempio) sono particolarmente importanti per chi fa un lavoro impiegatizio, che comporta sempre impegno visivo notevole.